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La poesia fra i giovani

  • Immagine del redattore: Stefania Di Leo
    Stefania Di Leo
  • 30 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

La poesia fra i giovani, oggi, rappresenta un fenomeno culturale e umano di grande rilevanza: risponde anzitutto al bisogno di non sentirsi soli, offrendo uno spazio espressivo in cui l’esperienza individuale può essere riconosciuta, nominata e condivisa.

In un contesto comunicativo dominato dalla rapidità, dalla sintesi e dalla pressione alla performance, la poesia si configura come un linguaggio alternativo: una forma capace di accogliere ciò che la parola ordinaria spesso non riesce a contenere—l’inquietudine, la fragilità, l’eccesso emotivo, la percezione di non “rientrare” nei modelli dominanti. In tal senso, l’atto poetico diviene un dispositivo di autenticazione del sé: un modo per affermare la propria presenza nel mondo senza mediazioni semplificanti.

Per molti giovani la poesia è anche uno spazio di resistenza simbolica. Essa si oppone alla superficialità e alla fretta, promuovendo una temporalità diversa: quella dell’ascolto, della riflessione, della risonanza interiore. La scrittura poetica, infatti, non è soltanto un esercizio estetico, ma un gesto conoscitivo che consente di interrogare la realtà—e la propria interiorità—attraverso strumenti linguistici più intensi, stratificati e allusivi.

In questa prospettiva, la poesia assume una funzione formativa ed etica: non si limita a tematizzare l’amore in senso romantico, ma lo amplia fino a comprendere l’amore per la propria identità in costruzione, la complessità delle relazioni, la difficoltà di abitare la vicinanza senza ferire o ferirsi, e persino la possibilità di riconciliarsi con una vita percepita come incompleta o dissonante. La poesia diventa così un luogo in cui il sentire può essere elaborato e trasformato, generando consapevolezza e, in molti casi, una forma di cura.

Scrivere versi durante l’adolescenza o nella prima età adulta non va dunque interpretato come un gesto marginale o accessorio, ma come un tentativo di orientamento esistenziale: un processo di nominazione del caos emotivo, di costruzione di senso, di ricerca di equilibrio. In questa dimensione, la poesia si fa ponte tra interiorità e mondo, tra esperienza privata e linguaggio condivisibile.

Di conseguenza, la poesia fra i giovani può essere letta come una pratica di libertà: libertà di riconoscere la fragilità senza stigmatizzarla, di coltivare profondità senza doverla giustificare, e di convertire l’instabilità in voce. In ultima analisi, essa continua a svolgere una funzione che attraversa la storia della letteratura: contrastare la disperazione attraverso una forma di verità affidata alla parola, generando uno spazio in cui l’umano può finalmente esprimersi con autenticità.

Finché vi sarà, in un giovane, l’urgenza di dire la propria verità con parole capaci di tremare, la poesia non verrà meno. Potrà mutare registro, strumenti e forme, ma conserverà la sua essenza: una dimora linguistica in cui l’interiorità trova ascolto e dignità.

 
 
 

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